Spezia, Italiano: «Diventare una squadra per dare filo da torcere a tutti»

"Per mettere in difficoltà una squadra del genere dobbiamo andare in campo e dare il 120 per cento". Vincenzo Italiano, allenatore dello Spezia, si proietta così alla sfida di oggi pomeriggio che vedrà la neopromossa ospitare la Fiorentina. Ai microfoni di 'Extratime' su Radiouno, Italiano ha parlato dell'avvio di stagione della sua squadra: "Per noi, in queste prime tre partite, era fondamentale muovere la classifica e cercare di fare qualche punto prima di arrivare alla sosta. E ci siamo riusciti. Le difficoltà ci saranno e saranno tantissime, però partiamo dalla buona base dello scorso anno e sono anche arrivati tanti giocatori di qualità che dobbiamo mettere insieme. Credo che il lavoro ci aiuterà a colmare qualche lacuna e qualche difetto e cercheremo di dare filo da torcere a tutti", ha dichiarato il 42enne tecnico artefice della storica promozione in A dello Spezia.

Con la Fiorentina "sarà anche la sfida fra un allenatore e il suo allievo, perché ho avuto Iachini come allenatore al Chievo e abbiamo vinto un campionato di serie B: quindi rivedrò volentieri il mister e lo saluterò con grande affetto", ha proseguito. "Per quanto riguarda la gara ognuno esprimerà la propria idea di calcio e per noi sarà una partita molto difficile. La Fiorentina, a parer mio, è una delle squadre più forti, con un reparto di centrocampo e offensivo di valore assoluto: con giocatori qualitativi come Borja Valero, Bonaventura, Ribery, Castrovilli... E' una squadra che si sta esprimendo in maniera molto qualitativa e farà un grande campionato. Noi cercheremo di proporre il calcio che ci ha dato soddisfazioni, ma per mettere in difficoltà una squadra del genere dobbiamo andare in campo e dare il 120 per cento". "Rischio che ci colpiscano con ripartenze veloci? Queste situazioni fanno parte di ogni gara, tu la prepari in un modo e poi si sviluppa in un altro", ha sottolineato Italiano. "Dovremmo essere pronti a fronteggiare qualsiasi situazione proporrà la partita e se dovremo cercare di contenere qualche loro ripartenza lo faremo. Loro hanno giocatori velocissimi e se gli concedi campo per ripartire lo possono sfruttare. E quindi sarà un aspetto che dovremo curare nel migliore dei modi".

Il tecnico dei liguri è convinto sostenitore del bel gioco ed è cresciuto con il mito di Johan Crujiff e della grande Olanda: "Se non giochi bene è molto difficile vincere le partite. Puoi vincere la singola partita speculando e adattandoti all'avversario, ma alla lunga sono convinto che giocare bene paga, e mi riferisco al livello tecnico e qualitativo e anche al saper stare in campo quando non hai la palla. Se tutti i giocatori, portiere compreso, hanno dimestichezza nel gestire il pallone e hanno voglia di incidere si può giocare un calcio propositivo e far divertire la gente. E correre con la palla fra i piedi - come diceva Johann Crujiff - è diversissimo che inseguire e rincorrere l'avversario per 90 minuti". "La tattica - ha evidenziato Italiano - fa parte del calcio, ma a volte si è costretti a stare sulla difensiva e non per volontà propria. Noi, ad esempio, contro Sassuolo e Milan non avevamo preparato la partita per difenderci, ma poi c'è la forza dell'avversario che ti costringe a stare nella tua metà campo. E in quel caso devi saper lavorare anche negli ultimi 30 metri difensivi. Il tatticismo - comunque - è qualcosa che ha contraddistinto il calcio italiano ed è stato sia pregio che difetto, ma penso che negli ultimi anni qualcosa stia cambiando. Ad esempio la Nazionale di Mancini sta proponendo un bellissimo calcio, davvero molto evoluto. Quando gioca la Nazionale è davvero un bel vedere e di questo dobbiamo essere contenti". "A Trapani e allo Spezia il mio sistema di gioco è stato più o meno sempre quello, anche se qualche aggiustamento è stato necessario, per le caratteristiche dei giocatori che ho avuto a disposizione", ha aggiunto. "Cerco sempre di proporre un gioco che faccia stare bene i ragazzi e che faccia divertire il pubblico. Forse quest'anno, contro alcune squadre, questo potrebbe venire meno, ma cercheremo comunque di proporre il calcio che ci ha portato in Serie A e che ci ha dato grandi soddisfazioni".

"Quando si vedrà a pieno regime lo Spezia che ho in mente? Noi siamo partiti in ritardo rispetto alle altre squadre perché il 20 di agosto eravamo ancora in campo a giocare la finale playoff con il Frosinone", ha ricordato. "Inoltre, come dicevo, sono arrivati tanti giocatori nuovi e dobbiamo cercare di diventare squadra il prima possibile. Dobbiamo acquisire un’identità ben precisa ed essere veloci ad adattarci alla categoria. Abbiamo anche avuto qualche defezione di troppo: l'ultima è quella di Marchizza che purtroppo è tornato dalla Nazionale U21 con il Covid. Abbiamo tanti problemi ma dobbiamo cercare di risolverli velocemente perché la Serie A non perdona e serve una squadra formata fin da subito". Sull'emozione di essere in Serie A, l'allenatore ha commentato: "All'inizio, ovviamente, c'è stata. Alla prima giornata avevamo in squadra otto esordienti e anche io, come allenatore, sono esordiente nella massima Serie. Perciò è normale che ci sia stata un po' di emozione nell'attesa durante la settimana, all'arrivo allo stadio e al fischio d'inizio. Però siamo una squadra neopromossa che deve sudare e battagliare ogni domenica e questa emozione dobbiamo necessariamente superarla". "Cosa dimenticare dell'esperienza di calciatore quando si decide di diventare allenatore? Devi dimenticare che non è più una questione personale. Quando sei calciatore finisci l'allenamento, vai a casa e stacchi la spina, mentre l'allenatore è concentrato h24 sulla sua squadra per pensare a come migliorare giorno dopo giorno, lavorando sul singolo e sul collettivo. Ti porti dietro, invece, tutte le esperienze che hai vissuto con gli allenatori che hai avuto. Le cose che ti sono rimaste impresse e che puoi tirare fuori quando hai la necessità: una strategia, una tattica motivazionale, una correzione...", ha dichiarato.

Quest'anno in serie A ci sono tanti tecnici quarantenni. "Cosa può dare in più un allenatore giovane? L'entusiasmo. La voglia di migliorarsi tutti i giorni, di confrontarsi con i 'mostri sacri' di questa categoria per continuare a crescere e dimostrare il proprio valore. Durante la settimana si cerca preparare al meglio le partite per essere perfetti in tutto quello che si propone, però poi le risposte e da sempre il campo. Come diceva il grandissimo Carletto Mazzone 'Questo è un mestiere bellissimo: l'unico problema è che c'è la gara alla domenica'". Italiano ha poi parlato dei suoi modelli di ispirazione: "Gli allenatori italiani sono i migliori per come preparano le gare e per l'abnegazione durante la settimana. Conte è un allenatore che propone ed è un allenatore vincente, poi c'è Fonseca che sta portando un'idea diversa, De Zerbi che si sta confermando e sta facendo vedere grandissime e - ha concluso - aggiungerei anche Andrea Pirlo perché sono convinto che, per la sua esperienza da calciatore, per gli allenatori che ha avuto e per le vittorie che ha ottenuto, farà presto vedere le sue qualità”.

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